
Arte Fiera Bologna 2026
Giacomo Serpani
1 / 0
La pittura di Giacomo Serpani si configura come un’osservazione attenta di un paesaggio sociale specifico: la provincia veneta, intesa non come sfondo ma come campo denso di comportamenti, rituali e tensioni latenti. Le figure che popolano i suoi quadri appaiono sospese in momenti di inattività o assorbimento—inermi, isolate, trattenute in gesti ripetitivi—costruendo una costellazione umana che restituisce più un clima sociale che una narrazione.
Questo sguardo ha una dimensione implicitamente sociologica. In un dipinto, una donna sola davanti a una slot machine è resa attraverso l’uso inatteso di una pittura dorata, seduttiva e al tempo stesso disturbante. Serpani non rifugge l’eccesso: colori acidi, tonalità kitsch e pigmenti metallici convivono con campiture spente e cupe. Queste dissonanze cromatiche diventano strumenti per registrare le contraddizioni della contemporaneità, dove desiderio, consumo e stasi si intrecciano senza risolversi.
Radicato in una profonda attenzione per la pittura come pratica storica e materiale, il lavoro di Serpani risuona anche con una tradizione letteraria novecentesca che ha indagato il lato opaco della modernità—le sue micro-dinamiche, le sue ambiguità morali, la sua tragicità quotidiana. In questo senso, alcuni riferimenti pittorici emergono in modo obliquo: una sensibilità verso l’ordinario e verso l’assorbimento delle figure nello spazio che rimanda, senza mai tradursi in citazione, all’intimismo di Édouard Vuillard. Qui, come lì, ambiente e soggettività tendono a confondersi, e la scena sociale si costruisce attraverso colore, superficie e tensione espressiva.
ENG
Giacomo Serpani’s painting takes shape as a close observation of a specific social landscape: the Veneto hinterland, approached not as a backdrop but as a dense field of behaviors, rituals, and latent tensions. The figures inhabiting his canvases appear suspended in moments of inertia or absorption—helpless, isolated, caught in repetitive gestures—forming a human constellation that conveys a social atmosphere rather than a narrative.
This gaze carries an implicitly sociological dimension. In one painting, a woman standing alone in front of a slot machine is rendered through the unexpected use of golden paint, at once seductive and faintly disturbing. Serpani does not shy away from excess: acidic colours, kitsch tonalities, and metallic pigments coexist with muted, somber passages. These chromatic dissonances become tools for registering the contradictions of contemporaneity, where desire, consumption, and stasis intertwine without resolution.
Grounded in a deep attention to painting as a historical and material practice, Serpani’s work also resonates with early twentieth-century literary traditions that examined the opaque side of modernity—its micro dynamics, moral ambiguities, and everyday tragic register. In this sense, certain pictorial references surface obliquely: a sensitivity to the ordinary and to the absorption of figures into space that recalls, without ever becoming citation, the intimism of Édouard Vuillard. Here, as there, environment and subjectivity tend to merge, and the social scene is constructed through colour, surface, and expressive tension.
Photo credits Danilo Donzelli