
Artissima 2026
Giorgia Garzilli
Non esiste un modo innocente di guardare le cose. Le immagini portano con sé aspirazioni, pregiudizi e sistemi di valore dei mondi che le producono, anche quando sembrano non rappresentare nulla di particolare. Nei dipinti di Giorgia Garzilli, l’immaginario cosmopolita della cultura metropolitana occidentale diventa un repertorio inesauribile di gesti, convenzioni e piccole illusioni. La sua pratica si muove tra antropologia sociale, commedia di costume e quella particolare intelligenza propria della pittura, dove la distinzione tra ciò che conta e ciò che è futile non è mai del tutto affidabile.
Per Artissima 2026, zaza’ presenta tre nuovi dipinti di grande formato che segnano un ulteriore spostamento nella pratica dell’artista. Assumendo la forma di diagrammi di Venn, le opere prendono in prestito l’autorità della logica matematica per organizzare un mondo apparentemente irragionev- ole. Un campione NBA che salta sopra un’automobile incontra una caricatura dell’ambizione nel mondo dell’arte; un giudice imparruccato condivide un improbabile destino con uno Shih Tzu da esposizione; un bambino ipnotizzato da un western televisivo ne La terrazza di Ettore Scola entra in una misteriosa relazione con un cannocchiale e una slot machine di inizio Novecento.
A collegare queste immagini non è necessariamente ciò che hanno in comune. Garzilli sembra piuttosto interessata alla violenza stessa della classificazione, alla singolare sicurezza con cui la cultura attribuisce valore, stabilisce gerarchie e fabbrica equivalenze. I dipinti propongono una sorta di matematica della vita sociale, in cui il prestigio può confondersi con l’assurdo, l’autorità con l’ornamento e il successo con la propria caricatura.
C’è qualcosa di profondamente comico nell’ambizione di rendere il mondo intelligibile. Dopo aver esplorato i codici visivi della modernità occidentale, Garzilli si rivolge ora alle logiche che li governano. Ne emerge una pratica pittorica che si comporta sempre più come una filosofia, benché diffidi dei filosofi, e forse ancora di più di chi li capisce.
ENG
There is no innocent way of looking at things. Images carry with them the aspirations, prejudices, and value systems of the worlds that produce them, even when they appear to represent nothing in particular. In Giorgia Garzilli’s paintings, the cosmopolitan imaginary of Western metropolitan culture becomes an inexhaustible repertoire of gestures, conventions, and small illusions. Her practice moves between social anthropology, comedy of manners, and that particular intelligence of painting, in which the distinction between what matters and what is trivial is never entirely reliable.
For Artissima 2026, zaza’ presents three new large-scale paintings that mark a further shift in the artist’s practice. Taking the form of Venn diagrams, the works borrow the authority of mathematical logic to organise an apparently irrational world. An NBA champion leaping over a car encounters a caricature of ambition in the art world; a bewigged judge shares an unlikely fate with a show Shih Tzu; a child hypnotised by a television Western in Ettore Scola’s La terrazza enters into a mysterious relationship with a telescope and an early twentieth-century slot machine.
What connects these images is not necessarily what they have in common. Rather, Garzilli seems interested in the very violence of classification, in the peculiar certainty with which culture assigns value, establishes hierarchies, and manufactures equivalences. The paintings propose a kind of mathematics of social life, in which prestige can become confused with absurdity, authority with ornament, and success with its own caricature.
There is something profoundly comic about the ambition to make the world intelligible. Having explored the visual codes of Western modernity, Garzilli now turns to the logics that govern them. What emerges is a painterly practice that increasingly behaves like a philosophy, though one that distrusts philos- ophers, and perhaps even more so those who understand them.